Anno d’uscita: 2017
Regia: Gore Verbinski
Il male oscuro, che poi altro non è che l’inconsapevolezza delle insidie che porta l’ostentata ricerca dell’eternità fisica. Stiamo parlando di “La Cura dal Benessere”: l’ultimo film di Gore Verbinski. Al di là della storia poco corposa e opinabile, le immagini e le tonalità ci regalano uno spettacolo di panorama. La scenografia del film infatti è curata da Eve Stewart, che ha ottenuto una nomination all’Oscar per aver seguito quella di “The Danish Girl”. Il direttore della fotografia è invece Bojan Bazelli, già conosciuto in “Mr. & Mrs. Smith” e “Rock of Ages”. Le figure sono proprio la chiave di volta di tutta la pellicola che innalzano il livello qualitativo della storia che di per sè rimane un po’ scarna. Il nesso intrinseco del messaggio nel titolo è comunicato da una serie di elementi soli e statici che guardano. E tacciono. Tace il verde bile (citato nella frase opener), che ricorre come pantone predominante, un tono malaticcio che viene ripetutamente ripreso dalla macchina da presa. Un colore infido che prende parte già dalle prime scene proiettate, il più delle volte su soggetti verticali e maestosi. Come i grattacieli di Wall Street, altissime sentinelle malate di ingordigia di denaro, osservano il decesso del personaggio che non fa eco e rimane giacente sul pavimento nel piano sospeso, a metà tra gli altri piani. Come la cisterna per il trattamento, enorme contenitore di fagocitanti anguille mostrate come parassiti, che scherniscono e svaniscono davanti agli occhi terrorizzati del protagonista. I corpi sospesi nelle vasche erette. Si è soli in questi involucri che si innalzano, ed è sola anche Hannah, dentro la fialetta. Un’elevazione fluttuante che si ripete, l’immobilità nel vuoto è ricorrente nel film e quindi collegata alla locandina. Una sospensione statica che nè eleva, nè fa affondare. Hanna è la speculare rappresentazione della ballerina, il dono della madre di Lockhart che fa al proprio figlio, che, come lei, danza ad occhi chiusi “perchè sta sognando” e forse anche Hannah immagina lì, sola. Inconsapevole che questa instabilità di non avere appoggio altro non è che la beffa di una illusione innata dell’uomo, soprattutto trasmessa dagli uomini che hanno il potere di essere medici o dottori. Si è sospesi, in un limbo acquatico, che ricorda il feto nel grembo materno. Una previsione di rinascita quindi, una speranza di rinsavire per tornare all’obiettività di riprendere coscienza. Che lei sia chiusa in un vetro blu forse non è casuale, nella simbologia questo colore apre e disfa le forme di un oggetto, quindi il suo contenitore cessa di rimanere tale. Rischiando quindi di dissolversi nel bianco attorno arrendendosi, come il non-colore dei camici dei sadici medici.
Sara “Shifter” Pellucchi

Per saperne di più sul film, potete leggere la recensione completa sul sito di Silenzio In Sala con il quale collaboriamo cliccando la scheda completa sottostante: